giovedì 20 maggio 2010

Finisce che sono sempre disponibile per gli "altri", e poi con le persone che ho più vicine sono inaffidabile.

Mio fratello aveva bisogno di me mentre avevo staccato tutto per quel po' di lavori domestici che intendevo fare nello scampolo di tempo rimasto Domenica; una, dico una, volta in cui aveva bisogno di me, IO NON C'ERO.
Mio cugino tiene un blog intrigante, e io che mi sorbisco tonnellate di pagine per lavoro riesco a leggerlo una volta su tre.
Non trovo mai il tempo per andare a salutare l'ultima sorella di mia madre.

E non menziono i miei figli, sballottati perché mamma non c'è mai (e il suo stipendio è comunque inferiore alla media europea, nazionale e regionale).

Forse aveva ragione il vecchio detto: prima i tuoi, e gli altri quando puoi.

E poi Facebook mi sta venendo a noia: mi piace l'immagine di me/noi che esce dal profilo, una somma di luoghi comuni tipo Pochi Ma Buoni e Il Mondo è Bello Perché è Vario; ma odio questi dannati tre gradi, che a mio vedere non sono di separazione ma di avvicinamento, anche a Jack Lo Squartatore.

Va bene, ho una brutta giornata. E non so se, come dice Mirko, Dio ascolta gli Slipknot, ma di certo oggi non ascolta me.

giovedì 13 maggio 2010

Posata.
Cerebrale.
Disponibile.
Rassicurante.

Attento: per natura, sono una che rovescia i tavoli e sbatte le porte, e non so quanto questa immagine buonista potrà reggere...

Solare.
Equilibrata.

Sì, come no.

Laura, Michela, Simona e Cecilia: mi mancate da morire, e non siete neanche su FB.
Penso a tutti gli anni trascorsi insieme, prima al liceo e poi all'università, in città, al mare, in montagna, in Inghilterra...quante vigilie di Natale, quanti Ultimi dell'Anno, a quante tavole ci siamo sedute, e quanti panini di fortuna...su quante strade e spiagge siamo passate... Prima a piedi e in bici, poi in auto: e alla radio, non so bene perché, c'erano sempre i Police: Don't Stand So Close To Me, De Do Do Do De Da Da Da, Every Breath you Take, King of Pain...
Cantavo Vasco Rossi, e voi ridevate fino alle lacrime della mia versione di Colpa d'Alfredo. Ci raccontavamo le trame dei film e dei romanzi fino a notte fonda, e una volta che avevamo paura dormimmo in cinque in un letto a due piazze.
Ogni volta che ci sentiamo, ancora adesso, ci accorgiamo di essere legate malgrado la distanza (e una di noi è oltreoceano, al momento). Siamo ancora una sorta di famiglia: con i nostri figli o non figli, matrimoni divorzi vedovanze, con i nostri gatti e i nostri casini, siamo ancora fedeli le une alle altre come se ce lo fossimo giurato tanto tempo fa.
...Che voglia di una giornata in Versilia insieme a voi.

Intanto Margherita ha deciso che basta, vuole trovarsi un fidanzato serio e non quest'agonia con l'eterno indeciso sposato. Fiamma invece ha fatto pace con le figlie, ma il tipo poco raccomandabile continua a frequentarlo alla chetichella.

Belle le mie amiche: ad averne, zia, ho imparato da te.

Oggi mi ha sorpassato una Suzuki Vitara nera, con alla guida una donna elegante: capelli neri raccolti in una coda e grandi occhiali da sole. Per un istante ho sussultato di gioia: lo sapevo che ci avevi presi tutti in giro, che quel corpo (così simile ai passerotti dal capo penzoloni seppelliti nel bosco da bambina), lasciatomi fra le mani perché lo vestissi, non poteva essere tuo...

Poi ho ricordato che la tua Suzuki era andata distrutta in quell'incidente in galleria.
Poi ho guardato quel viso: un'estranea.

E' stato solo un istante; ma in quell'istante di illusione ti ho ritrovata.
Da un po' di tempo l'Italia mi ricorda l'Irlanda: l'economia traballa, piove sempre e in giro ci sono un sacco di pecore. Ma niente arcobaleni, e niente folletti.
Lo Stato italiano sembra sull'orlo del trapasso.

Mio fratello ha commentato che morire è necessario per poter rinascere, ma dato che non sono buddista né indù, la cosa non mi consola: non credo nella reincarnazione, nella metempsicosi.

E poi se lo Stato italiano dovesse reincarnarsi, con tutto quello che ha sulla coscienza dovrebbe per contrappasso farlo in una forma di vita MOOOOLTO primitiva.

Che so, un paramecio...?

mercoledì 12 maggio 2010

Immagina che la vita sia un percorso in montagna.

Dove sono io ora la cima è passata, e con essa le peggiori insidie: le vertigini nel guardare in basso dai ponti mobili, il fondo scivoloso, i crepacci, i sassi sotto ai quali si annidano le vipere.

Tu invece, oltrepassato l'altopiano verde dell'infanzia a malincuore, hai appena iniziato la salita: davanti a te stanno, a ogni passo, pericoli senza numero come fili d'erba. Ma anche arcobaleni a tradimento quando non ci speri più; laghi più chiari dei tuoi occhi ti compariranno sul cammino proprio nel momento in cui hai smesso di cercare l'acqua; raggi di sole all'improvviso ti sfioreranno le guance insieme a petali dai colori incredibili … E di colpo scoprirai, come William Blake, che l'universo sta in un granello di sabbia, l'eternità in un'ora e l'infinito nel palmo di una mano.

… Scusa se a volte il ruolo che ci ingessa impedisce di dire le cose più vere: nel giorno del tuo compleanno ho saputo offrirti solo luoghi comuni benpensanti. Che Pinocchio non torna sempre indenne dal paese dei balocchi lo sapevi da te.

Volevo dirti, invece: non è vero che i professori vedono solo dei numeri, quelli dei voti, al posto degli alunni.

Volevo dirti, quel tuo banco vuoto mi dà una stretta al cuore ogni volta che entro in classe, e spiegando Milton o Hawthorne mi chiedo ancora cosa diresti tu. Sì, lo so che non intervieni volentieri : l'esibizionismo saccente non ti si confà; ma, quando ci sei, il tuo sguardo intelligente e il modo in cui prendi appunti (quasi di nascosto, come se mostrare che un argomento ti interessa ti scocciasse) parlano per te. Ti sei perso anche l'Amleto: ti sarebbe piaciuto, sai...?

Volevo dirti, non è vero che studiare non serve a niente, a me ha salvato la vita: se l'adolescenza è come il morbillo, c'è chi la prende piano che quasi non te ne accorgi, e chi la prende forte che manca poco ci lasci le penne; la mia è stata di quelle tempestose, con la febbre alta e moltissime bolle. Hannah Arendt ha scritto che la saggezza viene in vecchiaia solo a quelli che, da giovani, non sono stati né saggi né prudenti; e tu, di questo passo, prometti di diventare un pozzo di saggezza nell'età matura, ma sarebbe meglio arrivarci tutti interi e senza troppe catastrofi.

Volevo dirti, non lasciare la scuola: la musica è bellissima, non saprei vivere senza, ma non puoi puntarci tutto; conosco troppa gente acchiappanuvole che si è persa, e ha distrutto la propria vita – perchè, sai, quando sei dal mio lato della montagna si vedono le cose con un certo realismo antipatico e un po' materialista. Non lasciare la scuola non vuol dire necessariamente “questa” scuola, anche se non ho capito perché ad un tratto hai deciso che non ti piaceva più. Puoi tornare o ricominciare: sei ancora dal lato del cammino in cui sono ammesse le false partenze e i percorsi fuori pista. Se hai scoperto che un altro indirizzo di studio (che so, il Linguistico o lo Psico-pedagogico) ti piace di più, rimboccati le maniche, e coraggio: senza quello non andrai mai da nessuna parte. Ma gettare la spugna, per come ti conosco, non è da te. E il fatto che insieme alla spugna getti via tre anni di vita, e il tuo notevole intelletto, la tua sensibilità per la letteratura e per la bellezza (ricordi quando alla National Gallery avete fatto tardi per guardare i dipinti...?) mi fa infuriare.

Volevo dirti... scusa per queste parole indiscrete. Ma dal mio lato della montagna il tempo scorre veloce, e non ne va sprecato neanche un istante.


domenica 9 maggio 2010

Ho fallito. Nel giorno del suo sedicesimo compleanno, non sono riuscita a convincere uno dei miei alunni più brillanti e sensibili, che lasciare la scuola per suonare in una rock band è una cazzata di quelle che rischiano di rovinarti a vita.

"Tu cerchi sempre di salvare il mondo", mi rimproveri.

Certo che è difficile avere sedici anni, l'età in cui legalmente si interrompe l'obbligo scolastico.

Ero una ribelle, a quell'età, ma abbastanza nei canoni; le ribellioni serie, le rivoluzioni, sarebbero venute mooooolto dopo.
A sedici anni avevo tre ragazzi: uno mi annoiava, uno mi intrigava, uno una volta mi ha dato uno schiaffo alla stazione (quiz: indovinare, prego, quale ho sposato...?). Ma giocavo soltanto, avevo la testa piena di letteratura e di pessima musica pop, e gli occhi pieni del riflesso del mare in un giorno sereno.
Erano gli anni in cui, in quest'angolo di mondo privilegiato, credevamo che il peggio fosse alle spalle, che non ci sarebbe mai stata un'altra guerra, che l'economia si sarebbe espansa all'infinito.
La sera in cui compivo sedici anni, tornando a casa da una festa in cui mi ero divertita molto (tanto da dimenticare i miei atavici problemi con la matematica), trovai una collana, un filo d'oro di tre colori, e un mazzo di sedici rose rosa. Ero felice, in quell'età dell'incoscienza.

Forse la scuola, che per me era un rifugio, è lentamente degenerata da far schifo con tutte queste barriere da codice deontologico e burocrazia soffocante. Forse ha ragione quel mio collega rompiballe e idealista, il quale ci esorta in collegio dei docenti a chiederci COME MAI questi ragazzi dotati e brillanti se ne vanno, e viene zittito a male parole perché l'argomento non è all'ordine del giorno.

Vorrei pensare, come in una fiaba, a un lieto fine, di quelli in cui credevo a sedici anni: magari quel mio alunno fonderà la rock band di cui sentiremo parlare di più nel prossimo decennio, e allora io e sua madre rideremo dei nostri timori...

sabato 1 maggio 2010

Primo maggio a occuparmi di casa gatti piante, e dato che non uso i guanti ho capito il significato visivo dell'espressione "avere il pollice verde" (anche un po' marrone, e screpolato, per quello).

I nostri gatti hanno un nuovo amico, con gli occhi verdi e il manto tigrato grigio scuro. Quando la mattina apro la porta lo trovo lì: mi guarda e miagola, accpando dentro l'àndito col capino . Credevo fosse fame, malgrado l' aspetto ben pasciuto, ma ho fatto la prova con delle frattaglie, e niente; così ogni giorno gli rispondo nel mio limitato modo umano, sperando che apprezzi almeno la buona volontà. Mio padre dice che è un brutto gattaccio stradarolo, ma a noi sembra bellissimo: sarà che i bambini e i cuccioli ci sembrano tutti belli..?
Ieri il figlio grande, accarezzandolo, l'ha scoperto pieno di zecche. Abbiamo deciso che in settimana faremo il trattamento disinfestante anche a lui.

Ho un raffreddore persistente, e quel sapore in bocca di quando ti tirano sott'acqua tuo malgrado. Ascolto, soffiando via la polvere dalle custodie, i Pink Floyd. Mother dopo tanto tempo cambia significato. Ecologia, pacifismo, e le solite accuse alle madri. A tua madre, come se questo scusasse tutto; come se, per dirne una, i padri non avessero uguali responsabilità, anche nei casi di infanticidio, di chi brandisce fisicamente il coltello. Spiego il testo ai figli: quello grande mi ascolta, rapito, e so che ricorderà; quello piccolo ascolta per un po', poi sbuffa e va a prendere il cd portatile con dentro Daniele Silvestri.

Il mondo visto fuori dal cancello della scuola elementare è un giardino di piccole teste come corolle variopinte, di occhi limpidi minuscoli laghi, di grembiuli e giacchine multicolori, di zaini come gusci chiocciole che sbilanciano le gambette corte; di voci piccine, risate e pianti per chi si attacca alla mano della mamma, e non vorrebbe entrare.