mercoledì 28 aprile 2010

Trovata l'auto tonfàta sotto scuola.
Nessuno ha visto o sentito niente, e sì che dev'esser stato un bel botto. Il comando dei vigili a due passi sembra servire solo a prendere multe più frequentemente che nei parcheggi distanti.

Clo in risalita, sarà la primavera.
In compenso Mizio è in crisi perché il suo ragazzo non ha voluto partecipare a una cena con le ragazze: ha detto, più o meno, che si sentiva troppo impegnato, legato, oppresso; insomma, il tipico maschio.

Mi fabbrico spiegazioni probabilmente del tutto infondate per i tuoi ostinati silenzi e la mia voglia di piangere; ma intanto:

Immaginate una commedia in cui uno dei protagonisti è un ricco signorotto con la passione delle belle donne. Sua moglie soffre, le corna le pesano un tantino, e vorrebbe farlo curare perché il marito non le sembra in sé. Spunta una delle amanti del tizio in questione, incazzatissima: il signorotto le aveva promesso un ricco dono che poi non le ha dato; la ragazza mette su un bel casino, in quanto il ricco signore aveva dato la sua parola, e così non si fa.

L'ennesima satira antiberlusconiana...? Macché: è La commedia degli errori di Shakespeare.

martedì 20 aprile 2010

Ieri la maestra del figlio grande ha portato i suoi alunni fuori dal recinto della scuola, in giro per il paese. Non so se ci fosse dietro un progetto didattico, o una qualche forma di accordo con la Dirigente Scolastica, come ora si chiamano i presidi: è una maestra con gli occhi ribelli, e dimostra trent'anni anche se fra poco andrà in pensione.
In questi cinque anni, con la sua collega, ha insegnato a ventiquattro pulcini spennacchiati come si sta a scuola, e al mondo.
Ha raccolto lacrime e dentini caduti dai musetti cuccioli. E' stata ad ascoltarli, e loro hanno imparato ad esprimersi.
Ha insegnato loro che la matematica è un gioco meraviglioso, che la musica e il disegno sono linguaggi come le parole; che i bruchi se ci stai un po' dietro possono trasformarsi in farfalle, che dai semi nascono le piante (e qualche volta anche i bambini), che se non si va d'accordo con un compagno bisogna parlarne tutti insieme, invece di prendersi a pugni. Ha insegnato verità fastidiose come sassi: per esempio che in guerra si muore.
Ha fornito scintille di libertà e giustizia, travestendole da compiti per casa. Ha parlato con loro di cose piccole come formiche, e di quelle grandi grandi, che pesavano più degli zaini sulle spalle piccine.
Quando mio figlio ha dovuto mettere gli occhiali, la maestra gli ha detto che era bellissimo, e lui tutto fiero li ha accettati nella sua vita senza problemi né complessi.

Ha fatto scoprire i fiori di campo, e le api, e le mucche e i cavalli in fattoria a questi bambini che a tre anni sapevano già usare il cellulare ma non avevano mai visto una gallina viva.

E ieri ha fatto loro un altro regalo: un pallone colorato dei Cuccioli Cerca Amici perché l'educazione motoria fatta così, in un prato, è tutta un altro mondo.
Un dono speciale in più, oltre agli altri impagabili che ha sparso senza parere sul loro cammino.

...Spero che la scuola sia sempre, per te, un luogo di realizzazione e fiducia come gli occhi zingari di questa maestra; che il suo sorriso ti segua negli anni, figlio che sta crescendo come l'ulivo piantato da nonno per te quando sei nato.

mercoledì 7 aprile 2010

Autobiografia integrale di Agatha Christie, un mattone in hard cover + cd audio che a Gatwick ha contribuito ad appesantirmi la valigia.
Leggo i passi relativi alla fine del suo primo matrimonio, quando Archie Christie la molla per una attraente segretaria ben più giovane che vedeva ogni fine settimana con la scusa del golf. Agatha si autoaccusa di avergli fatto pesare il proprio dolore per la morte della madre, e di aver quindi cessato di essere per lui una compagna divertente. In più era ingrassata, e le stavano imbiancando i capelli.
Leggo, e m'incazzo di brutto: POSSIBILE CHE GLI UOMINI NON SIANO IN GRADO DI CONFORTARE NEMMENO UN CRICETO ?? Possibile che per noi (female gender) sia scontato essere lì a prendersi cura di tutti e di tutto, a sacrificarci come L'Angelo Del Focolare (quello che secondo Virginia Woolf andava ucciso tirandogli un calamaio), E SENTIRCELO PURE RINFACCIARE???

Ilaria ha tentato invano, anni fa, di spiegarmi la necessità di essere sanamente cattive: le brave ragazze vanno in paradiso, le altre dappertutto, viva la donna senza cuore, etc; avrei bisogno di qualche ripetizione, Ila, si può...? In diverse piazzole di assortiti distributori di benzina, io che di solito ingoio, vomito sui cliché mentre la pioggia e la notte mi colpiscono a raffica.

Poi sogno che siamo sulla spiaggia della nostra infanzia: io, mio fratello, i bambini e il cane, allo stesso ombrellone di allora.
La nostra era una versilia alternativa, per niente chic, da età dell'innocenza: fatta di panini insabbiati mangiati sulle sdraio sotto la canicola, di partite a palla avvelenata nella spiaggia libera dove prima c'era la colonia estiva "La Romanina"; di corse a perdifiato e nuotate nell'acqua ancora trasparente; di aquiloni e canzoni al juke box che costavano 50 lire; di felpe per uscire la sera in bicicletta, di tramonti in technicolor e uragani improvvisi; di partite a rubamazzo e acrobazie agli anelli; di gelato una volta alla settimana, del babbo che passava le giornate a potare la siepe; di gerani, salvia, rosmarino respirati spingendo il dondolo con le ballerine ai piedi.
Eppure, "quei giorni passati a rincorrere il vento" (il fatto che citi De André fa capire quanto sia caduta in basso) sono rimasti per noi inarrivabili. Ci torniamo con la mente quando tutto il resto crolla, quando ti spingono giù nel fango.
Whatever gets you through the night...


Ora chiudo (e vado in cerca di un calamaio).